Lamentarsi è quel moto perpetuo che riempie gli status di facebook la domenica sera e il lunedì mattina con frasi, immagini, vignette più o meno sarcastiche con il solo risultato di evidenziare una propria insoddisfazione della vita quotidiana.

Mi riferisco a quel lamentarsi che si protrae nel tempo, che diventa parte di una persona poiché egli stesso si identifica con quel disagio.

Il non fare niente per cambiare, il nascondersi nella mischia, il deresponsabilizzarsi.

Lamentarsi è un mood che trova parecchi sostenitori che sprecano energia e creatività nell’eternare una condizione che non vogliono. Perché non usare anche solo una parte di quella creatività per costruire qualcosa che appaga e soddisfa?

Veniamo al punto, cosa succede quando ci si lamenta? 

Almeno 5 cose.

La prima: non succede proprio niente, si interrompe l’evoluzione, è come se tu andassi nel criosonno per anni senza impostare una data di risveglio. Le opportunità ti passano davanti e tu non le vedi perché stai dormendo (in verità non stai dormendo, sei troppo impegnato a guardare quello che non vuoi). Ti senti al sicuro perché non rischi, ma sei solo in balia degli eventi: la tua capsula per l’ibernazione è fatta di carta e non ti può proteggere.

Giger - Dettaglio Chiquita 1972

Giger – Dettaglio quadro Chiquita 1972

Seconda: le possibilità di uno scenario diverso vanno via via riducendosi. Gli intraprendenti, i brillanti, i creativi stanno alla larga dei lamentosi, non gli verrai in mente quando cercano qualcuno a cui fare una proposta interessante. Le persone serene, felici, che amano la vita, si allontaneranno anche loro da chi si lamenta in continuazione perché le lamentele appesantiscono e rubano energia. In compenso i lamentosi si circondano di altri lamentosi; questo fa sentire compresi, sicuri forti, si crede di aver ragione perché ci sono altre persone a pensarla allo stesso modo, ma anche se si è in tanti, la situazione senza un intervento attivo, non cambierà.

Terza: se hai dei figli, trasmetterai loro un forte senso di impotenza. I bambini apprendono molto di più dall’atteggiamento rispetto a ciò che gli viene detto direttamente. Se dici a tuo figlio di cogliere ciò che di meraviglioso la vita ha da offrire ma poi hai un atteggiamento lamentoso e vittimistico nei confronti della tua vita, lui coglierà questo aspetto e questa sarà la sua base di partenza. I genitori sono dei modelli per i propri figli, comportamenti e stati emotivi hanno una potenza di gran lunga superiore alle parole.

I figli apprendono dal comportamento

Quarta: a livello collettivo una persona che si lamenta in continuazione non ha alcuna utilità, anzi, è dannosa. L’umanità è un sistema e ogni singolo elemento contribuisce a dare una direzione al sistema stesso. Ciò che avviene nella sua vita si espande alla collettività, contaminando e rallentando il naturale fluire delle cose.

Quinta: l’energia segue l’attenzione, ciò significa che più dai attenzione a una situazione, più questa diventerà forte, potente, fino a schiacciarti. Osservare continuamente qualcosa che non ci piace, significa dargli molta importanza e nutrimento. Per quale motivo dovrei nutrire qualcosa che non mi piace? Ne consegue che sogni, aspirazioni, desideri, attitudini vengono completamente trascurate e in questo modo è impossibile farli crescere.

Dare nutrimento alle proprie aspirazioni

 

Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le Nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere “Superato”. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e da più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle Nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie d’uscita. Senza la crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lieve brezze. Parlare di crisi significa incrementarla e tacere nella crisi è esaltare il conformismo, invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla. – Albert Einstein