La categoria genitori, quando si sente messa alle strette, usa l’arma del “parli perché non sai cosa vuol dire avere un figlio” come se fosse la spada laser di Dart Fener, pronta a colpirti a morte.

Essere Genitori darth vader

Sono madre anche io quindi so cosa significa crescere una creatura e sono consapevole di ciò che sto per scrivere. Conosco le difficoltà, le paure, i dubbi, i conflitti, le gioie e i dolori dell’essere genitore.

Quando ero incinta di pochi giorni, mia madre mi disse: “le preoccupazioni per i figli iniziano nel momento in cui sai di essere incinta e non finiscono mai” ed è così. Per i primi tre mesi hai una gran paura di perderlo anche perchè tutti ti dicono di non dirlo a nessuno prima che siano passati i tre fatidici mesi, poi passano, ma sotto sotto la paura un po’ ti rimane fino al parto, altro momento carico sì di entusiasmo e felicità ma anche di vero e proprio terrore. Poi il piccolo nasce ed è bellissimo ma iniziano anche le angosce del mangerà abbastanza? sta crescendo sano? oddio respira o è morto? e tutte quelle terribili paure pronte a darti il tormento. Non vado avanti ma ce n’è per ogni età e fase della vita fino all’età adulta.

Mia figlia ora ha 13 anni e di preoccupazioni ve ne posso regalare una valanga!

Famiglia

La butto un po’ sul ridere, ma da ridere c’è davvero poco. Queste 5 mosse per rovinare i propri figli le osservo troppe volte in amici e conoscenti con figli piccoli e non, famiglie al supermercato, famiglie in vacanza, genitori fuori da scuola e ovviamente genitori e figli sui social.

Partiamo!

  1. Fagli credere fin da subito che è veramente speciale; diverso e migliore degli altri, incredibilmente bravo, bello, un dono di Dio, anzi che dico? un vero e proprio Dio in terra! E fai si che anche tutti i tuoi amici e parenti si comportino allo stesso modo; alla prima tranvata che prenderà crescendo e rendendosi conto di essere semplicemente e naturalmente una persona, vi ringrazierà infinitamente;
  2. Priva la tua creatura (fino a circa i 40 anni) di ogni dolore, responsabilità e frustrazione e se possibile fattene carico tu; la gabbia dorata funziona sempre, te ne sarà grato per il resto della sua vita da fallito;
  3. Cerca in tutti i modi di piacergli o piacerle perché è solo piacendogli che ti amerà per sempre; quindi sgridalo ma poi premialo per farti perdonare, digli che non è mai contento ma assecondalo sempre e comunque e se poi ogni tanto ti tratta a pesci in faccia, magari in pubblico, cosa vuoi che sia? è solo un bambino!
  4. Fagli capire che tu sei felice se lui/lei eccelle a scuola e negli sport, anche se di base non impara niente, quindi lega la tua soddisfazione, la tua accettazione e il tuo amore come genitore ai 10 e lode, al ruolo di campione a calcio o di campionessa di ritmica; vedrai quante soddisfazioni ti darà… e se poi ha dermatiti croniche e attacchi di panico a 8 anni, probabilmente la colpa è della maestra che non lo gratifica abbastanza;
  5. Crescilo con la convinzione che è importante essere famosi come quelli in tivvù e qui non aggiungo altro.

Poliziotto arrabbiato

Si può porre rimedio?

Certo che sì, ma prima di tutto bisogna rendersi conto che non si sta agendo per il bene dei figli nè tantomeno per il proprio; questo è di solito l’ostacolo più difficile da superare. L’egosintonia è la prima porta da sfondare per poter avviare un qualsiasi percorso di cambiamento e in genere questa porta si incrina con la crisi, quando cioè iniziamo a stare male, quando le nostre certezze cominciano a vacillare, quando tutto quello che ci sembrava giusto e vero comincia a diventare confuso e iniziamo a dubitarne. Io stessa mentre scrivevo ed elaboravo questi cinque punti, mi sono soffermata sul rapporto che ho con mia figlia e ho colto l’occasione per fare un minimo di riflessione perché c’è sempre qualcosa che si può migliorare, ogni situazione è un’opportunità per crescere.

Perchè l’argomento mi sta particolarmente a cuore?

Perché i bambini di adesso saranno gli adulti di domani, saranno coloro che faranno scelte che influiranno sulla collettività, saranno coloro che faranno altri figli, saranno coloro che voteranno e parteciperanno alla creazione di un futuro nel quale ripongo ancora delle speranze.

Non voglio condannare nessun genitore – in verità qualcuno si! – ma voglio comunque invitare alla riflessione e a tal fine suggerisco una lettura molto interessante su quella che viene chiamata Y Generation e sui disagi che si porta sulle spalle.