Ce ne siamo accorti ormai tutti credo, il mondo del lavoro è cambiato; alcuni pilastri su cui poggiava la nostra stabilità economica e mentale non esistono più. Lavoro sicuro e posto a tempo indeterminato sono espressioni antiche quanto floppy disk e modem a 56k.

Il passaggio è stato duro, per tante persone è stato drammatico e ancora adesso ne soffrono, ma sperare che “tutto torni come prima” oltre ad essere un concetto molto vago e astratto, è improbabile da realizzare e, se vogliamo guardarla dal punto di vista evolutivo, è anche innaturale e inefficace. Le cose cambiano e si va avanti, ci si rinnova.

Ma cosa vuol dire rinnovarsi?

Vuol dire guardarsi dentro e cercare qualcosa di nuovo e sconosciuto all’interno di sè, significa darsi una collocazione e un ruolo diverso da quello che si è sempre avuto, creare e accettare una inedita e appunto rinnovata immagine di sé. É un emozionante percorso di scoperta ma è anche una dolorosa esperienza di perdita. Ed è forse quest’ultimo elemento il motivo per cui fa tanta paura e che risulta apparentemente meno doloroso rassegnarsi e colpevolizzare gli eventi esterni.

 

Vi voglio raccontare qualcosa di me. Prima di lasciare il mio lavoro da impiegata contabile nel 2010, ho passato anni a credere di non essere in grado di fare altro che quello, dato che lo facevo da quando avevo 19 anni, ma sentivo che non era ciò che nutriva il mio naturale bisogno di soddisfazione e auto realizzazione. Tuttavia, questa convinzione di non avere altre attitudini mi bloccava dal compiere quell’azione che poi feci tutta d’un colpo, prendendo la decisione in 5 minuti: lasciare un posto di lavoro sicuro, ben pagato che avevo da ben 16 anni per lanciarmi nell’esplorare nuove parti di me, credere nella possibilità che potevo fare ed essere altro, credere in me. É scattato qualcosa, ho lasciato che scattasse e mi ci sono aggrappata con tutta me stessa, ed eccomi qui! 🙂

Perché ho parlato di questo?

Perché sono più che certa che ci sono tantissime altre donne che hanno una storia analoga alla mia o che si trovano in una situazione di stallo come lo ero io oppure ancora che si sono appena lanciate nella realizzazione di se stesse con tutto il carico di euforia, adrenalina ma anche dubbi, paure, incertezze, insicurezze e chi più ne ha più ne metta. Mi rivolgo a queste donne e a tutte le quelle che nel leggere si sono sentite in qualche modo coinvolte. Donne freelance, imprenditrici, a cavallo tra il gestire una famiglia e il far funzionare un’impresa, siamo tantissime e affrontiamo tutte più o meno gli stessi disagi e le stesse difficoltà.

Donnesse dalle donne per le donne

É riflettendo su me e su voi che si è fatto strada il desiderio di fare qualcosa per aiutare e supportare altre donne nel passaggio di rinnovamento e nello sviluppo di una propria attività. Ne ho parlato con un gruppo di ragazze molto attive su web ed è nata una collaborazione con Sabina Petrazzuolo, una frizzantissima pr di Roma esperta in comunicazione e strategie digitali. Unendo le sue capacità con le mie, abbiamo dato vita a Le Donnesse, un servizio di sostegno a 360° strategico, operativo e pratico per lo sviluppo o il rinnovo della propria attività ma anche e soprattutto un sostegno personale, emotivo e motivazionale.

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Dalle Donne per le Donne è il nostro motto e racchiude la filosofia che c’è dietro che parla di sorellanza, aiuto reciproco, comprensione, empatia, professionalità, competenza e affidabilità e ovviamente, successo! Dopo aver vissuto l’esperienza di passaggio da dipendente a libera professionista in prima persona, mi rendo conto che è un servizio di cui c’è bisogno perché prende in considerazione due elementi differenti che in verità sono i due lati della stessa medaglia: chi sono e cosa faccio, ovvero come esprimo chi sono attraverso ciò che faccio.

Personalmente, mi affiderei alle Donnesse
senza ombra di dubbio!


ledonnesse.it | @le-donnesse